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Fiabe e favole raccolte a San Marco in Lamis

fiabeefavolePrefazione di Raffaele Nigro - BARI, Levante Editori 2010, pag. 314, € 20,00 + s.p.

L’abitudine di raccontare fiabe ai bambini da parte delle persone anziane oggi è considerato un modo di comunicare che ormai appartiene al passato. La televisione ha preso il posto dei nonni che da risorsa sono diventati un peso e spesso sono affidati a badanti o relegati nelle case di riposo dove per mancanza di uditorio non insegnano niente. Eppure i bambini vogliono ascoltare le fiabe. Lo posso affermare per esperienza personale. Quando da insegnante mi capitava di fare supplenza in qualche classe di prima media, anche all’ultima ora riuscivo a tenere i ragazzi in silenzio fino al suono della campana, raccontando loro qualche fiaba contenuta in questa raccolta.
Ai bambini, purtroppo, oggi viene negato l’ascolto delle fiabe dalla viva voce della nonna o della vicina di casa. E’ vero che essi possono vedere molte fiabe per televisione, ma non è la stessa cosa. La televisione lascia poco spazio alla fantasia poiché tutte le scene vengono proposte e lo spettatore non deve aggiungere niente. Le fiabe raccontate, invece, stimolano l’immaginazione e l’ascoltatore con la sua fantasia costruisce le scene. Ognuno di noi da bambino ha cercato di immaginare a modo suo il palazzo reale, Vugnulicchie, Mamma Nannòrca ecc.
Ricordo con molto piacere le serate trascorse a casa di mia nonna attorno al braciere intenta ad ascoltare cummare Mechelina, Michelina Tenace, allora giovane vedova, che captava la mia attenzione con i suoi racconti. Anche se a volte mi faceva andare a letto con il cuore triste perché mi raccontava di bambini orfani di mamma, maltrattati dalla matrigna, non mi stancavo mai di sentirla. Oggi, ormai novantenne, vive nella casa di riposo “Opera Pia Gravina” di San Marco in Lamis e nei nostri incontri rievochiamo quelle serate con tanta nostalgia. Ricordo anche con sommo piacere mio nonno Domenico, miniera di saggezza contadina, il quale fino all’età di 93 anni si serviva sempre di proverbi, di favole, di storie di vita vissuta per insegnare a me e a mio fratello ad affrontare meglio le difficoltà della vita.

Le fiabe e le favole qui riportate sono state tramandate oralmente di padre in figlio quando quasi nessuno sapeva leggere e scrivere. Esse, quindi, devono la loro sopravvivenza alla tradizione orale.
A partire dall’Ottocento alcuni scrittori e studiosi europei trascrissero le fiabe, raccogliendole dalla viva voce del popolo. Questi scrittori furono in Russia Afanasjev, in Germania i Grimm, in Norvegia Asbjrnsen.
In Italia, attorno agli anni ’50 del Novecento Italo Calvino raccolse e trascrisse le fiabe popolari recuperate nelle diverse regioni italiane. Egli, partendo dai molteplici dialetti in cui il popolo le narrava, le tradusse in un linguaggio accessibile a tutti.
L’opera di Calvino, ma anche degli altri, è molto meritoria perché, grazie al loro impegno, è stato possibile conservare questi documenti di cultura popolare che ci consentono di conoscere tradizioni, usanze, situazioni di vita del nostro passato e con cui possiamo divertirci, sognare, fantasticare. La fiaba fa evadere la gente, logorata dai problemi del vivere quotidiano, trasferendola in un mondo irreale ottimistico dove tutto ha un lieto fine.

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  • Ogne recchézza dalla tèrra viène, ogne allegrézza dallu còre viène.
    image Ogni ricchezza viene dalla terra, ogni gioia viene dal cuore.
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