Fiabe e favole raccolte a San Marco in Lamis
L’abitudine di raccontare
fiabe ai bambini da parte delle persone anziane oggi è considerato un modo
di comunicare che ormai appartiene al passato. La televisione ha preso il
posto dei nonni che da risorsa sono diventati un peso e spesso sono affidati
a badanti o relegati nelle case di riposo dove per mancanza di uditorio non
insegnano niente. Eppure i bambini vogliono ascoltare le fiabe. Lo posso
affermare per esperienza personale. Quando da insegnante mi capitava di fare
supplenza in qualche classe di prima media, anche all’ultima ora riuscivo a
tenere i ragazzi in silenzio fino al suono della campana, raccontando loro
qualche fiaba contenuta in questa raccolta.
Ai bambini, purtroppo, oggi viene negato l’ascolto delle fiabe dalla viva
voce della nonna o della vicina di casa. E’ vero che essi possono vedere
molte fiabe per televisione, ma non è la stessa cosa. La televisione lascia
poco spazio alla fantasia poiché tutte le scene vengono proposte e lo
spettatore non deve aggiungere niente. Le fiabe raccontate, invece,
stimolano l’immaginazione e l’ascoltatore con la sua fantasia costruisce le
scene. Ognuno di noi da bambino ha cercato di immaginare a modo suo il
palazzo reale, Vugnulicchie, Mamma Nannòrca ecc.
Ricordo con molto piacere le serate trascorse a casa di mia nonna attorno al
braciere intenta ad ascoltare cummare Mechelina, Michelina Tenace, allora
giovane vedova, che captava la mia attenzione con i suoi racconti. Anche se
a volte mi faceva andare a letto con il cuore triste perché mi raccontava di
bambini orfani di mamma, maltrattati dalla matrigna, non mi stancavo mai di
sentirla. Oggi, ormai novantenne, vive nella casa di riposo “Opera Pia
Gravina” di San Marco in Lamis e nei nostri incontri rievochiamo quelle
serate con tanta nostalgia. Ricordo anche con sommo piacere mio nonno
Domenico, miniera di saggezza contadina, il quale fino all’età di 93 anni si
serviva sempre di proverbi, di favole, di storie di vita vissuta per
insegnare a me e a mio fratello ad affrontare meglio le difficoltà della
vita.
Le fiabe e le favole qui riportate sono state tramandate oralmente di padre
in figlio quando quasi nessuno sapeva leggere e scrivere. Esse, quindi,
devono la loro sopravvivenza alla tradizione orale.
A partire dall’Ottocento alcuni scrittori e studiosi europei trascrissero le
fiabe, raccogliendole dalla viva voce del popolo. Questi scrittori furono in
Russia Afanasjev, in Germania i Grimm, in Norvegia Asbjrnsen.
In Italia, attorno agli anni ’50 del Novecento Italo Calvino raccolse e
trascrisse le fiabe popolari recuperate nelle diverse regioni italiane.
Egli, partendo dai molteplici dialetti in cui il popolo le narrava, le
tradusse in un linguaggio accessibile a tutti.
L’opera di Calvino, ma anche degli altri, è molto meritoria perché, grazie
al loro impegno, è stato possibile conservare questi documenti di cultura
popolare che ci consentono di conoscere tradizioni, usanze, situazioni di
vita del nostro passato e con cui possiamo divertirci, sognare,
fantasticare. La fiaba fa evadere la gente, logorata dai problemi del vivere
quotidiano, trasferendola in un mondo irreale ottimistico dove tutto ha un
lieto fine.
Fiabe e favole raccolte a San Marco in Lamis

BARI, Levante, 2010, pag. 314, € 20,00 + s.p.
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